
Professor Spaltro, buongiorno. Che piacere incontrarla a Roma. Da quando frequenta la città eterna ?
Buongiorno a lei. In permesso dal Paradiso, sono a Roma per il Giubileo 2025
Come mai è interessato al Giubileo ?
Ricordo molto bene il Giubileo di 25 anni fa indetto dall’allora pontefice massimo Giovanni Paolo II, il papa polacco, e sono molto interessato al Giubileo di papa Francesco, perché è basato sulla speranza, una parola che racchiude in sè tanti desideri e sogni degli uomini di ogni etnia. Dalla speranza della pace a quella della prosperità personale. Ma io coltivo una speranza originale
Mi dica, professore. Di che si tratta ?
Come lei sa bene, sono stato io a tracciare il solco della Psicologia del Lavoro, che ha fatto dei grandi progressi ed è studiata in tutte le facoltà di Psicologia d’Italia e non solo. Molti laureati in Psicologia del Lavoro trovano occupazione velocemente. Naturalmenti i buoni laureati; non certamente quelli che hanno fatto collezione di voti bassi e che quindi sono in possesso di una preparazione di basso profilo
Che rapporto c’è tra Giubileo e Psicologia del Lavoro ?
Essendo questo del 2025 il “Giubileo della Speranza”, io spero che la Psicologia del Lavoro non solo sia studiata nelle università, ma che trovi applicazione concreta in tutti i posti di lavoro. A cominciare dalla Pubblica Amministrazione italiana
Perché ha citato la Pubblica Amministrazione ?
E’ sotto gli occhi di tutti che nella Pubblica Amministrazione spesso i vertici dirigenziali o politici siano occupati da mediocri senza cultura specifica, che fanno carriera solo per meriti politici
In che rapporto sono i vertici dirigenziali e la Psicologia del Lavoro ?
Nella P.A. capita che i “vertici” abbiano un atteggiamento di umiliazione nei confronti dei loro “sottoposti gerarchicamente”, che spesso sono molto più preparati dei “vertici”. Detto in termini più semplici, possiamo affermare che molti capi hanno un atteggiamento verso i dipendenti, che fa a pugni con la Psicologia del Lavoro.
Può portare un esempio, professore ?
Se un “capo”- che deve prendere una decisione che riguarda l’architettura – agisce di testa sua ignorando il parere di un architetto di vaglia che è suo dipendente, lo umilia e lo riduce al ruolo di passacarte.
E allora, professore ?
Allora il dipendente si demotiva e inizia a rendere poco sul lavoro e comincia a guardarsi intorno, per cercare un altro lavoro che lo gratifichi e che gli risparmi l’umiliazione di dimenticare ciò che ha studiato, per mettersi al servizio di un incompetente almeno in architettura.
E allora ?
Allora succede che nella P.A. lavorino solo coloro che sono pronti all’obbedienza. E chi ci rimette è il buon funzionamento degli Enti e quindi in estrema analisi i cittadini. Non ha anche lei la mia speranza ?
Certamente, professore. Grazie della chiacchierata e buona giornata.
Alla prossima, professore.
Carmine Granato